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Pochi giorni fa è morto Robert Venturi. Uno degli architetti più importanti del secolo scorso, mise in discussione le affermazioni del Movimento Moderno.

 

Il 18 settembre a Filadelfia è morto Robert Venturi, uno degli architetti più importanti del Novecento. Il decesso è stato causato da complicazioni legate all’Alzheimer. A dare la triste notizia è stato è stato il figlio James Venturi.
 
Venturi nacque 93 anni fa a Filadelfia da una famiglia di quaccheri, e studiò architettura all’Università di Princeton. Dopo aver vinto una borsa di studio all’American Academy di Roma si trasferì in Europa per due anni, dove studiò i lavori di maestri: Michelangelo, il Bernini, Antoni Gaudi. Tornato negli Stati Uniti, Venturi insegnò all’Università della Pennsylvania, dove conobbe Denise Scott Brown, architetto e urbanista (nonché sua futura moglie).
 
Assieme a Scott Brown, nel 1964 Venturi fondò il proprio studio, oggi noto come VSBA (Venturi Scott Brown Associates). La coppia progettò case private, musei, università, piazze e biblioteche. Nel 1991 Robert Venturi fu insignito del più alto riconoscimento al mondo nell’architettura, il Premio Pritzker (andato quest’anno all’indiano B. V. Doshi), al quale la moglie non partecipò perché esclusa.
 
Robert Venturi mise in discussione “Less is more”, il famoso assioma con cui Mies van der Rohe mise la semplicità e la purezza davanti a ogni cosa in architettura: Venturi era convinto che il linguaggio degli architetti potesse essere ricco, complesso e vario, basato su un vocabolario coraggioso, che non rifugge dalla sperimentazione, dalla casualità e dall’improvvisazione. Questa filosofia fu incarnata da Complexity and Contradiction in Architecture, volume pubblicato nel 1966 a New York e pubblicato in Italia col titolo Complessità e contraddizioni nell’architettura. Nel trattato Venturi sosteneva come l’utilizzo di elementi decorativi, richiami al passato, ironia e giocosità fosse necessario: l’architettura, per usare le sue stesse parole, «promuove la ricchezza e l’ambiguità anziché l’uniformità e la chiarezza, la contraddizione e l’abbondanza anziché l’armonia e la semplicità».
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