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Recupero del patrimonio immobiliare non utilizzato: come orientarsi nelle definizioni e nella legislazione? Ce lo spiega Giorgio Tacconi con un’utile guida.
 
Secondo i dati Istat, il 5,2% degli edifici e dei complessi edilizi italiani non sono utilizzati perché cadenti, in rovina o in costruzione. Una percentuale significativa, che corrisponde all’incirca a 14,5 milioni di costruzioni: spazi che potrebbero essere recuperati e adattati a nuovi scopi, ma che invece versano in condizioni sempre peggiori.
Come intervenire? Con la rigenerazione urbana sostenibile, spiega Giorgio Tacconi nel suo articolo su Ingegneri.info, che oltre al recupero delle aree abbandonate o sottoutilizzate ha fra i vari pregi quelli di ridurre il consumo di nuovo territorio, promuovere una maggiore coesione sociale e sperimentare nuove modalità d’intervento.
La riqualificazione degli spazi che versano in stato di abbandono o sottoutilizzo riguarda edifici storici e fabbricati provati dal tempo, ma anche palestre e scuole, centri culturali e centri polifunzionali mai aperti o dismessi poco dopo l’apertura. Il discorso può essere esteso inoltre a linee e stazioni ferroviarie, patrimonio enorme che, sfruttato a dovere, potrebbe essere utilizzato per sostenere le piccole economie locali.
Il riuso temporaneo degli spazi abbandonati o sottoutilizzati potrebbe inoltre dare vita a nuove figure professionali, come agenti, attivatori, gestori, situazionisti, cooperanti e infine tecnici comunali del riuso.
 
 
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