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  Guidare il cambiamento, non farsi guidare. Non dare al computer –o  meglio a chi possiede i dati- il potere di controllo sugli individui e sulla loro libertà. Mettere l’uomo, non la macchina, al centro dell’innovazione. Sono queste le sfide che caratterizzano oggi il progresso tecnologico e che interpellano chi, titolare della conoscenza o dei processi decisionali, è coinvolto in prima linea nella guida della transizione e nella costruzione di una nuova “ingegneria” sociale, prima ancora che tecnica o economica. Ne sono consapevoli i giganti del tech, come Google, Amazon, Apple e Facebook, che sul cloud e sugli algoritmi hanno fondato la loro fortuna. Non solo. Oggi grazie all’innovazione l’automazione è in grado di pervadere ogni settore della nostra vita: la rete ha già travalicato i suoi confini, avvolgendo il mondo delle cose, offrendo nuovi servizi, nuove soluzioni, nuovi metodi di controllo e di progettazione. Dispositivi, apparecchiature, impianti e sistemi, materiali e prodotti tangibili, opere costruttive, macchine e attrezzature: i campi di applicazione dell’internet of things sono molteplici, affascinanti e potenti. Tanto più essi promettono cambiamenti rivoluzionari, quanto più occorre un’ approccio “etico” ed orientato al beneficio dell’umanità da parte dei creatori e dei progettisti protagonisti della nuova era. Questo è il  senso del nuovo “umanesimo tecnologico” evocato da Tim Cook al MIT di Boston durante la cerimonia di congedo dei laureandi nel giugno 2017. “Non ho paura che l’intelligenza artificiale dia ai computer la capacità di pensare come gli esseri umani. Sono più preoccupato delle persone che pensano come computer, senza valori o compassione, senza preoccuparsi delle conseguenze”.

Complice il vorticoso sviluppo dell’innovazione tecnologica, oggi anche le professioni della progettazione assumono un ruolo non più esclusivamente legato al profilo tecnico-esecutivo, ma ad una nuova consapevolezza “olistica”, etica e valoriale, amplificata dall’accesso all’intelligenza collettiva della rete, dal cloud, dai processi collaborativi che ormai pervadono ogni aspetto dell’esistenza umana.

Se andassimo indietro nel tempo ci renderemmo conto di quanto l’avvento di internet, modificando il sistema di comunicazione tradizionale, ha cambiato in profondità i processi relazionali e l’instaurazione dei legami sociali. Con il fenomeno della globalizzazione, le persone hanno iniziato ad aggregarsi, non più sulla base di connessioni limitate al territorio di appartenenza, ma piuttosto su interessi comuni condivisibili liberamente ovunque nel mondo. L’apprendimento cooperativo, i processi aperti di cooperazione, la circolazione delle conoscenze rappresentano i fattori peculiari che, grazie alla rete, hanno consentito lo sviluppo di un nuovo tipo di intelligenza collettiva, potenzialmente senza limiti e senza confini. La descrive bene Pierre Lévy, docente all’Università di Ottawa, parlandone come della capacità degli uomini di condividere saperi e know how, in grado di stratificare esperienze e creare valore esaltando le capacità di ciascuno all’interno di un sistema collettivo .Sono gli stessi principi dell’open source e della filosofia wiki, che intersecano in modo ormai indissolubile e pervasivo il panorama dell’ingegneria moderna.

Michael Nielsen, nel libro Reinventing Discovery: the new era of Networked science distingue un prima ed un dopo delle professioni della progettazione, delimitato dall’avvento del Network engineering. Attualmente siamo in transizione verso questa seconda era interconnessa, con un andamento che però è segnato da passi in avanti e momenti di rallentamento, dovuti alle resistenze dei vecchi approcci e delle vecchie forme di aggregazione che tentano di proteggere il loro spazio di mercato invocando limiti e regolamentazioni stringenti in entrata. In realtà Nielsen sostiene che gli strumenti offerti dall’evoluzione tecnologica offrano nuove opportunità per tutti.

Bisogna rendersi conto di come un approccio più aperto alla progettazione non sia solo un’idea straordinaria, ma rappresenti anche un modus operandi dal quale i nostri ingegneri, le istituzioni, la società intera possono trarre un beneficio durevole e diffuso.

Sul fronte della professione, il vantaggio della collaborazione on line è quello di essere “scalabile”, perché consente ai professionisti più qualificati di ampliare la loro visibilità o ai giovani desiderosi di mettersi alla prova di poter accedere, senza altri filtri se non quello della verifica effettiva delle loro competenze, ad opportunità di lavoro insperate fino a qualche tempo fa.

Sulla base di questa filosofia, basata sull’approccio orizzontale, cooperativo e fiduciario, è nata CollEngWorld, la prima community globale per l’Ingegneria Collaborativa creata in Italia da un’idea di Tex ma con una rete di professionisti estesa in tutto il mondo ed in continua espansione.  Il futuro della progettazione è nella tecnologia e nelle piattaforme collaborative:  questa è la mission di CollEngWorld, protagonista di un ambizioso progetto sperimentale, finanziato dall’Unione Europea, che adotta la metodologia IPD ( Integrated Project Delivery -Consegna  integrata dei progetti) nell’ottica di sviluppo di un Network professionale  interamente collaborativo ed altamente automatizzato, grazie al supporto delle sperimentazioni più avanzate nel Bim, nella Blockchain, negli Smart Contracts e nel Cloud.

E’ stato rilevato che quando numerosi specialisti lavorano in sinergia, riescono a creare “evoluzione” in modo più celere, e l’utilizzao di una piattaforma agevola questa collaborazione attraverso approcci di “micro-competenza”. Se il gruppo si espande, la sua capacità cognitiva complessiva diventa più ampia liberando una quantità di talento, valore ed efficienza direttamente proporzionale al coinvolgimento raggiunto.

In Collengworld l’impegno verso l’integrazione comincia dalla consapevolezza etica del ruolo delle professioni al servizio delle collettività e dalla condivisione appassionata dell’obiettivo comune sotteso a ciascun progetto. Visitando il sito www.collengworld.com si possono trovare molti case study nel campo dell’AEC, che integrano l’approccio “olistico” e quello sperimentale orientato all’innovazione più avanzata: uno fra tutti è il progetto SCEP –Seismic Collaborative Engeenering Platform- che descrive molti degli strumenti e dei processi istituiti per ottenere l’integrazione progettuale, applicandoli all’ambito specifico dell’ingegneria sismica.

La piattaforma è il cuore del progetto: un tool essenziale, non un semplice marketplace, ma il centro ed il catalizzatore nella creazione di un’organizzazione innovativa integrata, dove è possibile testare e validare metodologie all’avanguardia a livello mondiale.

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