I PROFESSIONISTI HANNO UN RUOLO ETICO

A proposito di un'etica professionale volta al Benessere Comune e al Rispetto per la nostra Casa Comune, sono convinta che la nostra categoria professionale può avere un grande potere, quello di definire progetti mirati al rispetto ambientale.

 NIGER – Il deserto nell’Oasi di Temet, nei pressi del confine con l’Algeria - foto di Sergio Pessolano

La società del consumo, ha legato i processi decisionali e la definizione degli obiettivi, quasi esclusivamente al profitto, che spesso non è un guadagno economico rivolto all'intera comunità, ma il più delle volte è appannaggio di categorie di potere che detengono la maggior parte delle risorse del pianeta e sempre a scapito dei più poveri.

 PERÙ – Area dei Q’eros, Ande peruviane nei pressi di Paucartambo. Un abitante di uno dei villaggi. I Q’eros sono i diretti discendenti degli Incas e parlano ancora la loro lingua originale, il Quechua. - foto di Sergio Pessolano

Perfino Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato Si' ha denunciato che: «Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell'ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni»

BOLIVIA – Salar de Uyuni, un enorme deserto di sale che, con i suoi 10.582 km² è la più grande 
distesa salata del mondo. È situato nei dipartimenti di Potosí e di Oruro, nei pressi della città di Uyuni, nell'altopiano andino meridionale della Bolivia, a 3.650 metri di quota. foto di Sergio Pessolano


Secondo lui la devastazione che ne consegue è legata anche a «un deterioramento etico culturale, che accompagna quello ecologico».


Francesco prosegue la sua "Lettera Enciclica sulla cura della Casa Comune", attraverso un’analisi dei processi decisionali da cui emerge che «la corruzione che nasconde il vero impatto ambientale di un progetto in cambio di favori spesso porta ad accordi ambigui che sfuggono al dovere di informare e ad un dibattito approfondito».

Come molti di noi sanno, accade che le norme vigenti spesso vengano bypassate e che l'urgenza giustifichi scelte scellerate con ricadute sulla sicurezza, sull’ambiente e sulla salute fisica e mentale delle persone. 

Anche il Papa fa notare, pur non essendo un esperto di progetti e procedimenti autorizzativi, che: «Uno Studio di Impatto Ambientale non dovrebbe essere successivo alla elaborazione di un progetto produttivo, o di qualsiasi politica, piano o programma».

Un tempo anche un solo pensiero di questo tipo mi sarebbe sembrato esagerato, eppure oggi questo modo di fare sta diventando la norma. La fretta ha invaso le città, le menti della gente, i processi decisionali delle amministrazioni, dei comuni, delle società di progettazione.

Di certo le gare d'appalto al massimo ribasso piuttosto che quelle legate all'Offerta economicamente più vantaggiosa hanno favorito questa consuetudine. Spesso chi progetta non ne ha le competenze, costa meno un progettista Junior inesperto, piuttosto che un professionista che abbia maturato una grande esperienza nel campo specifico.

Mi è capitato di vedere Uffici di Ingegneria diretti da uomini senza laurea, talvolta anche con la laurea,  convinti, comunque, che l'aver conseguito una laurea in ingegneria sia stato un modo per acquisire la conoscenza assoluta di ogni campo dello scibile ingegneristico.

Le mie reminiscenze classiche mi vedono ancora legata, invece, all'esortazione Conosci te stesso (γνϑι σεαυτν) iscritta nel tempio di Apollo a Delfi e alla dotta ignoranza del pensiero socratico. Io so di non sapere quindi mi preoccupo della vastità dello scibile umano, di cui lo scibile ingegneristico è solo una minima parte, mentre una mente che non sa cosa c'è da sapere, agisce in modo superficiale.


Spesso chi attribuisce gli incarichi è responsabile di scegliere le risorse senza pesare la loro preparazione specifica, o per sua ignoranza o perché una persona che non conosce non può nemmeno attuare un efficace controllo e quindi può far comodo perché facilita gli interessi particolari di un gruppo di potere.

E la burocrazia che investe i luoghi di decisione di certo non è utile a facilitare i processi. Si resta a lungo improduttivi e poi qualche politico o qualche tecnico posto in un luogo di potere solo per motivi di controllo politico, si sveglia una mattina con un ordine urgente di procedere alla esecuzione di un lavoro, spesso prima ancora che venga fatto un progetto, o quanto meno una pianificazione degli interventi. 

Se tutto questo viene poi applicato al campo ambientale, allora il disastro è assicurato.


I vescovi del Portogallo hanno esortato ad assumere questo dovere di giustizia: «L’ambiente si situa nella logica del ricevere. È un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva». E il Papa, che sia a livello nazionale, che a livello internazionale, è investito di un compito che trascende le mere sfere materiali della realtà, si espone in questa lunga lettera anche con delle denunce verso i potenti della Terra. E lui ha il grande potere di riuscire a trascinare anche la comunità internazionale, quindi apre la nostra mente ad avere una visione più ampia: «Una ecologia integrale possiede una visione più ampia».

Anche se, come sostiene Papa Francesco, «La situazione attuale del mondo “provoca un senso di precarietà e insicurezza, che a sua volta favorisce forme di egoismo collettivo», vogliamo convincerci che «non è tutto perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all'estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto».

La nostra etica di professionisti ci deve imporre di agire responsabilmente in tutti i campi ingegneristici, con approfondimento e considerazione di tutte le variabili.

Quindi, con il nostro lavoro, con le nostre competenze, attraverso uno scambio costruttivo tra professionisti e un atteggiamento etico, possiamo contribuire a SALVARE QUESTO MONDO, ad oggi l’unica Casa Comune che possediamo.

 

Patrizia Boi

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Patrizia Boi è nata a Cagliari e vive a Roma dove lavora per una grande società di servizi come ingegnere civile. Scrive romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia oltre che articoli e interviste.

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